Il Tavolo Quattro

Tra i legni di questi tavoli scorre la vita di oste, nel bene e nel male. Tutto risponde ai principi ispiratori dell’osteria come in una commedia d’altri tempi, quando le storie del mondo girano intorno alla trama senza cambiarla e gli attori ci dicono ciò che ci piace che dicano. Al tavolo quattro le storie si assomigliano, si raccontano e diventano patrimonio di tutti. E il tavolo quattro ricambia con entusiasmo, con affetto e con attenzioni. Fuori, in strada, il mondo è diverso: la gente corre, si affanna, impreca, non sorride. Qui è diverso: l’Osteria ha un effetto terapeutico. Nei ristoranti di New York lo chiamano il tavolo dello chef; qui è il tavolo dei senza famiglia, dei singoli o,  forse più semplicemente, dei momentaneamente soli. Si lasciano il posto l’uno con l’altro in una sorta di danza composta il cui beneficio sull’umore finale è evidente a tutti. Ci si viene anche per questa impudicizia che non tiene conto della privacy. Si, ora è diverso da 35 anni fa. Ora ci si viene anche per questo.