Danilo, l'Oste Buono

Mi sembra di conoscerlo da sempre. Questo personaggio fantasioso, sorridente, ironico e sincero fa parte dei miei ricordi d’infanzia. Da bambina, andavo a mangiare da Strabacco con i miei genitori: ero affascinata da quel locale pieno di oggetti, lampade e fotografie alle pareti. Mi sembrava un luogo incantato. E poi quei piatti dai nomi strani, come la carrozza di montagna e la mozzarella assunta. Allora, ordinavo sempre la piadina e le patate al cartoccio: mi piaceva il burro fuso sulle patate, un piatto che in effetti trovavo solo da Strabacco. Ricordo che si mangiava spesso seduti ai tavoli in compagnia di estranei, con i quali si iniziava a parlare o ci si scambiava qualche convenevole. E ricordo questo signore dalla barba nera, che mentre prendeva le ordinazioni raccontava aneddoti, storie e particolarità sui piatti che sceglievamo. Oggi Danilo è un amico, e Strabacco è diventata la mia seconda casa: qui incontro i miei autori, i colleghi editori e gli amici. Qui vengo a fine giornata anche solo per un bicchiere di vino e un crostino, o un formaggio très recherché. Qui vengo spesso a cena con mio figlio, il quale ordina sempre il medesimo piatto, e dove probabilmente tornerà da grande, nell’eterno, scontato, stupendo passo delle stagioni. O almeno così direbbe il poeta Umberto Piersanti. Parafrasando Scott Fitzgerald, l’ironia di Danilo Tornifoglia è una specie di “Ecco!” Intellettuale. Ecco! Questo è Danilo. Mi sembra di conoscerlo da sempre. Eppure, ogni volta, è sorprendentemente la prima volta.

Valentina Conti